AGOGE 006. SECONDA PARTE

14-15 AGOSTO 2017. ISLE OF SKYE, SCOZIA. ULTIMA FRONTIERA.

Era buio.

Nel piazzale io, Giuliano e Valerio ci siamo guardati attorno e abbiamo cercato di fare il punto della situazione.

Decidemmo di incamminarci verso il centro di Portree che distava circa 1 km, con l’idea iniziale di prendere un taxi, utilizzando le tre banconote da 20£ scozzesi che avevamo a disposizione, e che facevano parte della nostra gear list.

Personalmente ero tormentato dal dubbio di non poter usare quella banconota, perché non ci erano state date indicazioni a riguardo e non sapevo se ci sarebbe stata chiesta in un secondo momento, per altre ragioni. I miei pensieri si fecero quindi più “aggressivi”. Ho cominciato a guardare le macchine che passano e le finestre illuminate delle poche case presenti in zona.

Pioveva.

L’acqua si faceva sempre più incessante e io cominciavo seriamente a pensare di bussare alle porte delle case, che a quell’ora (erano circa le 23:00) davano ancora segnali di vita. L’idea era quella di elemosinare, barattare o dirottare all’occorrenza un passaggio.

Non mi sarei fatto fermare al principio.

Non li.

Non senza giocarmi tutte le carte.

Anche se avessi dovuto dirottare seriamente un’auto per strada nella notte.

Nel frattempo avevamo raggiunto un ostello alle porte di Portree (sembra uno scioglilingua), dove erano alloggiati alcuni dei ragazzi del nostro gruppo. Tentiamo di fare il punto della situazione con loro. Dopo un rapido brainstorming tutti insieme, loro decisero di optare per un taxi, dato che avevano soldi extra a disposizione. Noi non avevamo altro che la nostra banconota da 20£, ma continuavamo a non essere sicuri di poterla usare, e nessuno ovviamente sapeva darci conferme a riguardo. La distanza per la location designata era troppa e il tempo troppo poco per tentare un avvicinamento a piedi, in piena notte, in quell’ambiente, con quel meteo.

Sarebbe stata una missione suicida.

Decisi allora di provare a chiamare Carlo e Graziano, dato che comunque avevamo ancora i nostri cellulari (previsti nel materiale obbligatorio) che senza pensarci un attimo, come eroi di altri tempi, come una vera squadra, come una vera FAMIGLIA, acconsentirono a darci un passaggio fino a quell’agognata lontana location. Le condizioni meteo intanto stavano peggiorando. C’erano 65 km di strada da percorrere e io mi sono dovuto affidare alle mie capacità di navigatore per intuire le strade da prendere, in quanto il gps sul telefono non riceveva alcun segnale e le indicazioni sul percorso non erano chiare.

La più totale oscurità avvolgeva le strade. Continui greggi di pecore, che nella notte assumevano contorni quasi sinistri, perseveravano nello sbarrarci la strada, tanto da costringere spesso Valerio a scendere per far scappare il beatiame. Verso l’una abbiamo raggiunto il posto. Un molo isolato nel nulla circondato dal niente. Mentre Giuliano e Valerio sistemavano i loro materiali, io mi sono messo alla rapida ricerca di un qualsivoglia posto dove poter aspettare all’asciutto le 04:00.

Dapprima ho provato a costruire un riparo d’emergenza sfruttando una tettoia usata per coprire un generatore, utilizzando il tarp (un telo waterproof) in dotazione, il paracord e delle cassette per i pesci. In un secondo momento Valerio ha trovato nelle vicinanze un capanno in legno, usato dai pescatori come rimessaggio. Dopo pochi minuti è riuscito a trovare addirittura un container adibito allo stoccaggio del pesce, con luce funzionante e relativamente asciutto, che per noi in quel momento acquistava le sembianze di un grand hotel. Decidemmo di sistemarci li, provando ad asciugare alcuni dei nostri vestiti e cercando di dormire almeno un paio d’ore.

Tutto inutile, sia per i vestiti che per le ore di sonno.

Intorno alle 03:30 hanno cominciato ad arrivare alcuni degli altri ragazzi, e in men che non si dica ci trovammo tutti schierati sotto la pioggia battente agli ordini del team KRYPTEIA, disposti in un unica riga con lo zaino a terra davanti a noi.

Sono le 04:00.

Ci rendemmo conto che altri 5 ragazzi non erano riusciti a raggiungere la posizione in tempo.

Rimanemmo in 38.

È cominciato in quel momento il controllo dell’equipaggiamento. Un lungo e impietoso check individuale della gear list obbligatoria. Oltre due ore sotto la pioggia torrenziale a dimostrare di essere in possesso di tutto quanto richiesto, senza eccezioni. Passavano i minuti, scorrevano le prime ore. Il cielo si faceva sempre più chiaro, e si cominciava a delineare il paesaggio intorno a noi. Durante il controllo materiale ci vennero ritirati il paracord, la fettuccia tubolare e il moschettone, che a loro volta furono raggruppati e depositati in due sacche waterproof.

Durante queste operazioni non siamo stati risparmiati da continui intermezzi fatti di attività fisica: corsa, push ups, synchro burpees, squat OH, plank, con zaino o senza zaino. Il colmo era che in quei momenti non capivi se ringraziare quei “cari ragazzi” per il movimento obbligatorio (che almeno ti faceva scaldare), o maledirli per quanto ti stavano facendo fare.

Finito il controllo, abbiamo continuato con una corsetta zaino in spalla per i saliscendi circostanti per alcuni interminabili minuti. Successivamente siamo stati chiamati a raccolta di fronte al porticciolo da Joe De Sena e dai KRYPTEIA. In quel momento si poteva chiaramente notare una montagna stagliarsi all’orizzonte, al di la di un breve tratto di mare.

Ci vennnero chieste due cose:

1. Se qualcuno soffriva di mal di mare o aveva paura del mare aperto;

2. Se qualcuno voleva ritirarsi avrebbe dovuto farlo in quel momento, perché quella montagna all’orizzonte stava aspettando proprio noi, stava aspettando di essere scalata e oltrepassata, e che la zona era talmente impervia e isolata che i soccorsi non sarebbero riusciti velocemente a raggiungerci in caso di problemi.

Ci siamo guardati in faccia l’un l’altro per qualche secondo.

Qualcun altro abbandona..

In fila sul porticciolo consegnarono ad ognuno di noi un giubbetto di salvataggio. Subito dopo siamo stati imbarcati su tre natanti per poi raggiungere la zona designata, destreggiandoci tra foche in acqua e manovre pirotecniche da parte dei conduttori delle barche più veloci.

La prima cosa che tristemente siamo riusciti ad apprendere appena abbiamo toccato terra, era l’esistenza dell’animale più assurdamente fastidioso della Scozia e probabilmente della storia: degli odiosi e aggressivissimi moscerini chiamati MIDGES. Insetti capaci di muoversi in piccoli stormi con il solo compito di rendere la tua vita infernale, mordendo ogni centimetro della tua pelle visibile. Dato che la superficie maggiore offerta era il viso, stare fermi oltre un paio di secondi diventava un folle incubo snervante.

Mentre a fatica tentavamo di tenere la calma, ci veniva data una disposizione che avremmo dovuto seguire impietosamente durante tutto l’evento: almeno che non espressamente autorizzati, lo zaino (che pesava mediamente almeno 20 kg) non avrebbe dovuto MAI per nessun motivo toccare il suolo. Neanche e soprattutto nei rari momenti di riposo. Questo significava che ogni qual volta sarebbe servito, avresti dovuto chiedere a qualcuno di reggertelo, togliendo però tempo prezioso a lui, oppure dovevi trovare modi alternativi di sfilartelo e tenertelo su una gamba per poi poterci mettere mano.

In quel momento la direzione gara ci faceva contestualmente estrarre la corda statica di 5 metri di lunghezza e 12mm di diametro. Ci hanno fatto unire l’uno con l’altro tramite un nodo Double Fisherman’s, oltre a farci preparare una gassa grande da passare a tracolla come assicurazione personale tramite un altro nodo, l’Alpine Butterfly (Il saper realizzare entrambi questi tipi di nodi, era stato richiesto dai Krypteia nelle settimane antecedenti l’evento). Il risultato finale, era di esserci assicurati tutti uniti in un’unica cordata.

Abbiamo iniziato la scalata della montagna, armati solo delle bacchette individuali, che ci avrebbe portato alla vetta del monte tramite l’attraversamento di: pietraie, passaggi in acqua e distese di erba. Il tutto era condito da un assurdo e continuo maltempo che si ostinava ad imperversare su di noi, ma in Scozia non poteva essere altrimenti. Freddo, acqua e vento andavano via via aumentando avvicinandoci alla cima. La fatica era tanta e la accusavo sempre più, soprattutto perché, camminando in cordata, se le persone che ti seguivano erano più lente, diventavano un peso aggiunto allo zaino, e l’ascesa diventava durissima. Dopo aver oltrepassato la montagna e continuato a marciare in saliscendi, in serata, siamo arrivati ad un parcheggio dove abbiamo trovato il campo base Krypteia ad attenderci. Il patron De Sena era li a scandire i pochi secondi residui del tempo che ci era stato concesso per raggiungere quella posizione. In quel momento hanno ricominciato a contarci una serie infinita di burpees, e ci viene promesso che avremmo continuato a farne fino a che non ci sarebbero stati ulteriori ritiri, con un conteggio a ritroso che partiva da 1000 inseguendo un allucinante 0.

Altri ragazzi decisero di abbandonare.

Dopo circa 200/300 burpees siamo stati chiamati a raccolta al cospetto del Race Director.

Ci hanno comunicato che il nostro compito nei giorni successivi, sarebbe stato di recapitare un barile di whiskey della capacità di 200lt e del peso di circa 150kg, alla distilleria “Talisker” entro domenica mattina. Ci hanno fornito le coordinate ed il tempo limite per trovare il barile.

Lo abbiamo trovato dentro una cascata dopo un veloce rastrellamento di squadra, ma, non essendoci mossi bene come squadra in quel frangente, ci hanno punito facendoci immergere totalmente nello stesso gelido torrente, fino a che tutti non fossimo stati inesorabilmente e completamente bagnati. Le urla si sprecavano. Era buio, faceva freddo, la gente era stanca e giá molto infreddolita e perdeva troppo tempo cercando di trovare il coraggio di immergersi. I brividi e il freddo gelido dell’acqua sembravano non voler finire.

Abbiamo cominciato una serie di andirivieni per salite e discese nei pressi del campo, trasportando questo barile, con tanto di fotografia fatta sotto una gelida cascata, in modo che i Krypteia fossero sicuri, per l’ennesima volta, che tutti fossimo bagnati in ogni modo, al fine di mantenerci nella situazione di maggior disagio fisico e psicologico possibile.

Quando siamo tornati al campo, abbiamo cominciato un’altra estenuante ed impietosa sessione di PT, che ci ha visto alternare burpees con lo zaino, push ups, squat e OH squat, oltre agli immancabili burpees dentro un torrente, in modo da mantenere un livello di stress estremo. Siamo stati anche interrogati sui pezzi di stoffa che ci erano stati mostrati in fase di briefing pre evento. Ne abbiamo sbagliati 2 su 3, ma al terzo tentativo, indovinandone il nome, siamo riusciti ad ottenere la sacca waterproof che conteneva la fettuccia e il paracord. Con questo materiale abbiamo creato un imbrago per un trasporto più agevole del barile. Un sistema di quattro asole, una ad ogni angolo, una per ogni spalla.

Ormai era giunta notte inoltrata, i KRYPTEIA ci hanno portato in un boschetto, dove ci vengono fornite le nozioni base per approntare un bivacco d’emergenza con il materiale obbligatorio che avevamo al seguito. Ci hanno chiesto di dividerci e di realizzare dei bivacchi, fino a quando ogni gruppetto non sarebbe riuscito a realizzare il proprio bivacco nel modo previsto, non ci avrebbero mandati a dormire.

La sveglia sarebbe suonata 1h e 45′ dopo.

(FINE SECONDA PARTE)

The Bladerz Chief: Simone “Gipsy” Zorzetto