AGOGE 006. PRIMA PARTE

RACCONTO DI UN’INCREDIBILE ESPERIENZA.

14 AGOSTO 2017. ISLE OF SKYE, SCOZIA. ULTIMA FRONTIERA.

È giunto il momento di tirare le somme di quella settimana, in particolar modo di quelle indimenticabili 60+ ore (circa 67 in realtà). L’ultimo dei 9 passi della DELTA, l’ultimo passo del viaggio nel mondo Spartan: la temutissima AGOGE, l’apice della montagna. (In questo caso anche letteralmente).

La Scozia mi ha offerto un terreno di scontro incredibile, di livello assoluto. Scenari mozzafiato dominati da un clima severo, inospitale e altamente selettivo. Percorsi e prove che non lasciavano nulla al caso, se non una lunga, impietosa e sanguinosa striscia di infortuni, ritiri ed eliminazioni.

Le cifre parlano chiaro:

104 iscritti;

81 si sono presentati al briefing obbligatorio pre-evento;

43 hanno passato indenni le prove di sicurezza;

38 hanno iniziato l’evento;

19 lo hanno completato.

Premessa:

Ero convinto che l’Agoge fosse un misto tra una lunga Hurricane Heat e un evento formativo di team building. Ero convinto che non avrebbe fatto una particolare e violenta selezione. Grosso errore di sottovalutazione. Con l’Agoge 006 sono stato catapultato in una nuova concezione di Agoge, figlia legittima del patron Joe De Sena. Tutto questo senza essere stato avvisato e senza potermi rendere conto di cosa stavo andando ad affrontare, perchè si sa, “you’ll know at the finish line”.

In questo contesto ho imparato la vera essenza della prima unica regola fondamentale in questi eventi endurance estremi:

DEVI ESSERE PRONTO A TUTTO.

SEMPRE.

THE BEGINNING

La mail con la GEAR LIST obbligatoria con cui presentarsi, è stata inviata ad ogni singolo partecipante circa 3 settimane prima dell’evento. Una lista molto complessa e articolata, sviluppata su 4 pagine. Questa lista richiedeva materiali che per noi Italiani sono stati difficili da reperire, se non tramite altri ragazzi che stavano arrivando dagli USA per partecipare all’evento come noi. In questo draft pre-gara che ho ricevuto, era inoltre stato specificato che bisognava imparare a fare 4 tipi diversi di nodi ben precisi, e che dovevo essere in grado di realizzarli al buio e sotto pressione. Inoltre era richiesto che avrei dovuto dimostrare le capacità di saper navigare con cartina e bussola alla mano, in terreni sconosciuti e per lunghi kilometraggi.

(NDR: È giusto specificare inoltre, per dovere di cronaca, che la GEAR LIST sul sito Spartan al momento dell’iscrizione era notevolmente diversa, infatti in questi eventi bisogna cercare sempre i gruppi dedicati all’evento specifico o le pagine di riferimento per avere le corrette indicazioni).

Ecco un’idea dell’impegno economico:

Personalmente la spesa per l’abbigliamento tecnico richiesto e il materiale obbligatorio è stata di circa 1500€ (almeno), il biglietto aereo 320€ (obbligatorio il bagaglio da stiva), macchina a noleggio, almeno 4 notti in albergo e ovviamente i pasti, che tra l’altro devono essere ben ragionati in funzione del tipo di evento che stavo per affrontare. Credo di poter certamente affermare che la spesa sostenuta per aver partecipato a questo evento sia stata di circa 2500€. (particolare da tenere in debita considerazione se volete partecipare)

Ma torniamo all’evento vero e proprio. Portree è una piccola e caratteristica città, anzi, è essenzialmente un villaggio di pescatori che si è anche adattato al turismo di nicchia e che si trova all’ingresso dell’Isola di Skye, un’isola talmente confinata a nord ovest della Scozia, da essere irraggiungibile anche dal segnale telefonico, perlomeno dalla linea dati mobile.

Dista circa 5/6 ore dal più vicino aeroporto, il secondario Glasgow Prestwick.

Nel primo pomeriggio del 14 agosto, il giorno prima del volo per la Scozia, nella mia casella e-mail arriva un messaggio dalla direzione gara, nel quale veniva richiesto di presentarmi obbligatoriamente, giá preparato ad affrontare l’evento, alle 17:00 di giovedi 17 agosto. Questa situazione ha messo in notevole difficoltà diversi partecipanti, dato che avevano tempistiche di arrivo molto aderenti al programma comunicato dall’organizzazione precedentemente, e di conseguenza anche i voli e i trasferimenti già organizzati erano basati su quelle disposizioni. (Il risultato è stato che alcuni ragazzi non hanno potuto presentarsi in tempo al briefing, cosa che li ha de facto esclusi dall’evento senza neanche la possibilità di mettersi alla prova, anche per colpa di imprevisti che purtroppo possono accadere tra voli e trasferimenti vari).

Nel corso dei primi due giorni passati in Scozia, io, Carlo e Graziano ci siamo portati nei pressi dell’isola. Siamo arrivati intorno alle 16 al parcheggio del luogo di ritrovo, dove abbiamo subito preso contatto con i ragazzi americani che ci dovevano portare il materiale ordinato. Comincio a condizionare i materiali, preparare lo zaino, sistemando il materiale al suo interno con logica e accuratezza militare, per finire poi con il vestirmi nel modo in cui avrei affrontato l’evento. Dovevo essere pronto. VOLEVO FARMI TROVARE PRONTO. Alle 17:00 ero approntato e operativo in riga con gli altri davanti all’ingresso dell’auditorium.

Come anticipato dalla mail, alle 17:00 sono iniziate le danze e siamo stati tutti fatti accomodare in una sala. Siamo stati numerati in volto con un pennarello, seguendo un numero progressivo in base all’ordine di accesso casuale alla sala, e mentre uno dei KRYPTEIA ritirava la mia liberatoria, quello che mi stava “marchiando” con un bel numero #19 scritto sulle guance, mi ha sussurrato che avrei sempre dovuto assicurarmi che il numero restasse visibile durante tutta la gara, che avrebbe dovuto essere mia cura mantenerlo tale, e che in caso contrario sarebbe stato un grosso problema.

Nella sala eravamo complessivamente 81 partecipanti. Il team Krypteia era schierato sul palco, mentre noi eravamo stipati nelle seggiole ribaltabili di una platea da teatro, con il grande zaino incastrato a fatica fra le gambe di ognuno.

Il KRYPTEIA, nonché race director, Karl Allsop, ci ha introdotto tutto il personale ad uno ad uno, per poi dedicarsi alla descrizione dell’aspetto tecnico dello svolgimento dell’evento, dichiarando subito che, come da premesse comunicateci, saremmo stati da li a breve testati sulle capcità di eseguire correttamente: i 4 nodi richiesti, sulle abilità inerenti la navigazione cartografica con bussola (orientare la carta con la bussola verso il nord, trovare sulla carta le coordinate che ti venivano date, e dimostrare come seguire l’angolo di rotta fra due punti) e sul corretto condizionamento dei materiali in modo waterproof nel nostro zaino.

Dopo le varie raccomandazioni su quanto sarebbe stato impegnativo l’evento, i Krypteia, senza preavviso, hanno cominciato a prendere dei sacchetti di plastica contenenti 10 piccoli campioni di stoffa con motivi scozzesi di colori diversi. Ci hanno detto velocemente che dovevamo essere in grado, nel corso dell’evento, di ricordarci quali erano e come si chiamavano. Essendo stato preso alla sprovvista, cerco di capire velocemente cosa succede, in quanto l’inglese parlato da Karl non era facilmente comprensibile. Mi sono reso subito conto che tutti avevano cominciato a scrivere, su quello che gli capitava, i nomi che i Krypteia stavano snocciolando in rapida succesione esibendo uno alla volta questi pezzi di stoffa. Io ho preso al volo l’indelebile, mi sono alzato una manica e ho cominciato a trascrivere i nomi sulle braccia, tentando di segnarmi dei riferimenti in modo da associare ogni motivo al nome corrispondente. Altri ragazzi più reattivi (o che comunque sono stati avvantaggiati da una migliore comprensione linguistica) sono riusciti a scriverli sulla mappa modello waterproof di Skye, o sulle confezioni di razioni di cibo, entrambe cose che erano presenti all’interno dei nostri zaini.

Dopo le ultime raccomandazioni ci hanno portato nel parcheggio per cominciare le prove. Durante tutto il tempo ci hanno tenuti impegnati con una sessione prolungata di PT, in cui è comparso per la prima volta il boss JOE DE SENA. Siamo stati divisi in tre gruppi, mentre cominciavamo le prove sui nodi e cartografia. Nell’attesa del proprio turno, abbiamo collezionato tutti circa 300 burpees, seguiti da plank e da overhead squat con lo zaino.

(NDR lo zaino a pieno carico, asciutto, con carico d’acqua approntato risultava pesare circa dai 17 ai 20 kg).

Dopo che tutti hanno affrontato le prime due prove, siamo stati portati dall’altra parte della strada, nella spiaggia sul mare del Nord. Schierati in un unica riga, ci hanno fatto entrare in acqua fino alle ginocchia, e ci hanno fatto togliere gli zaini, per tenerli completamente immersi per circa 10 minuti. In questo frangente ho cominciato ad assaggiare le fredde acque che circondano l’isola per la prima volta. Non avrei mai potuto immaginare che sarebbe stata solo la prima di una lunga serie. L’acqua. L’elemento che avrebbe caratterizzato la nostra esperienza.

Alla fine dei 10 minuti siamo stati nuovamente condotti nel parcheggio, dove il team Krypteia ha controllato se il nostro equipaggiamento era stato condizionato bene ,a tenuta stagna (waterproof) e se avesse quindi mantenuto asciutte le cose al suo interno.

Nessuno, me compreso, aveva ancora cominciato a rendersi conto che il numero dei partecipanti cominciava a calare drasticamente, inesorabilmente. Alla fine di tutte queste prove, sono stati esclusi i partecipanti che non avevano passato anche solo una di queste, motivando le esclusioni per motivi di sicurezza.

Eravamo 81.

Dopo oltre 300 burpees, prove di sicurezza e chissà che altro, da 81 ne sono stati tagliati fuori 38, tra cui purtroppo i miei compagni di viaggio Carlo e Graziano, per colpa di una fin troppo severa esclusione causata da un nodo non fatto e dell’acqua che aveva bagnato i vestiti all’interno dello zaino.

Il colmo qual’era?

Che teoricamente non avevamo neanche cominciato.

Ormai il buio avvolgeva ogni cosa e ai partecipanti idonei è stata fornita una coordinata dove avremmo dovuto farci trovare per le ore 04:00. Le coordinate portavano ad un isolatissimo porticciolo nella punta sud dell’isola, a circa 65 km di distanza dalla posizione del ritrovo iniziale.

Non vi erano vincoli o obblighi su come raggiungere il punto, bastava che alle 04:00 fossimo li pronti a iniziare il nostro cammino: in auto, volando, nuotando o correndo poco importava. Dovevamo farci trovare li. In quel posto. A quell’ora.

In realtà lo avevamo capito tutti: la nostra sfida era già cominciata, era cominciata la nostra prima prova, il primo conto alla rovescia era partito.

(FINE PRIMA PARTE)

The Bladerz Chief: Simone “Gipsy” Zorzetto