IL PRIVILEGIO DI ESSERE UNO SFAVORITO

Il privilegio di essere uno sfavorito

“I will not be forgotten
This is my time to shine
I’ve got the scars to prove it
Only the strong survive
I’m not afraid of dying
Everyone has their time
I’ve never favored weakness
Welcome to the pride”

The Pride, Five Finger Death Punch

Ogni mattina noi apriamo gli occhi, la nostra mente viene invasa da tutti quei pensieri che, nel buio, attendevano il risveglio della nostra coscienza.

Uno tsunami di emozioni negative ci assalgono: sonno, ansia, incertezze.

Magari siamo anche doloranti dal workout del giorno precedente, facciamo una rapido check dei danni che ci siamo auto inflitti, prendiamo un bel respiro, mettiamo a tacere il flusso di pensieri e scendiamo dal letto un piede alla volta.

Un piede alla volta, un respiro alla volta e la mente si schiarisce, le ansie si dipanano e lasciano spazio al giorno che sta cominciando.

Io sono in controllo, la mia mente, il mio cuore, risponde a me. Solo ed unico re e regina del mio castello fatto di organi e sangue.

Eppure spesso non va così, la realtà, nella maggioranza dei casi, nemmeno si avvicina ad una situazione simile.

Lo stress del risveglio, le responsabilità della giornata, assalgono e prendono il controllo. Si scende dal letto maledicendo tutto e tutti e la giornata scivola via come un ramo spezzato in balia della corrente di un fiume rabbioso.

Dei due scenari, a quale vorremmo appartenere?

Al primo ovviamente.

Ed è cosi?

Spesso No.

Però, in fondo, la volontà c’è, ma il cambiamento è doloroso e, a volte, sembra impossibile.

Troppe cose andrebbero cambiate, troppi sacrifici andrebbero fatti.

È tutto così faticoso, e la fatica, ci hanno insegnato, va sempre evitata.

Vivere bene è vivere rilassati. Giusto?

No.

È la natura contro la cultura, e la natura vince sempre.

Ci siamo evoluti nella privazione e negli stenti. La nostra razza ha superato innumerevoli sfide, ci siamo riprodotti pur non avendo doti fisiche particolari.
Non siamo forti e veloci come gli orsi, non abbiamo artigli e denti affilati come i lupi, eppure siamo ancora qui.

Lo siamo perché la nostra capacità di adattamento, la nostra resistenza alle intemperie ed il dominio di paure ed istinti ci ha reso superiori a qualsiasi altra forma di vita in questo pianeta.

Dentro di noi, in fondo a noi, sono ancora presenti quegli istinti primordiali che ci hanno permesso di sopravvivere per milioni di anni.

La fatica, i sacrifici, l’andare oltre, non erano nemici da evitare, erano i nostri migliori alleati.

Le doti dell’esploratore si manifestano quando finisce la mappa.

Le doti del marinaio emergono quando il mare si fa grosso

La forza dell’essere umano sta nella grandezza delle sfide che deve affrontare.

Non c’è sfida e non c’è soddisfazione nello sfogliare il catalogo di Netflix dopo che si è stati tutto il giorno a subire la giornata.

A fare compagnia in quei momenti c’è sempre quel senso di incompletezza, non si sa bene perché è lì, ma è presente.

Fin quando non si capirà che sono proprio le sfide, le avversità, la durezza delle situazioni a renderci migliori, a darci un senso, vivremo in un purgatorio fatto di insoddisfazione.

La paura di soffrire congela la volontà. Ma la sofferenza nello svegliarsi presto, nell’organizzare la giornata, nell’allenarsi in maniera produttiva, è così brutta?

L’uomo è programmato per temere quello che non conosce.

E molto spesso preferisce crogiolarsi in questo senso di incertezza e debolezza invece di prendere la responsabilità ed il controllo.
Un passo alla volta, oggi sempre meglio di ieri.

È così che avviene il cambiamento.

Gran parte delle persone fortemente motivate hanno vissuto un momento scintilla, un episodio della loro vita che ha interrotto questa inedia ed ha liberato la primordiale aggressività nei confronti della vita.

Dobbiamo davvero subire un trauma per iniziare a migliorarci?

Non credo.

A volte basta basta guardarsi allo specchio nel momento giusto, dritti negli occhi, e iniziare a scavare dentro di noi, fino a quando saremo in grado di connetterci con la parte di noi stessi sopravvissuta a milioni di anni di sfide.

Meditare significa anche rivolgere l’attenzione dentro di noi, è un viaggio verso il nucleo di chi siamo veramente e può aiutare veramente.

Bastano pochi minuti al giorno.

Mettetevi comodi, respirate lentamente ed iniziate ad ascoltare cosa avete da dirvi, dal profondo.

Quando la prova sembra insormontabile, quando avete la sensazione di non farcela, quando vi sentite inadeguati, stanchi ed al limite, calmate il respiro e ripercorrete quella strada dentro di voi, troverete un oceano di forza a cui attingere.

Sarete invincibili se lo credete davvero.

Blader Alessio “Iceman” Alfei